Home Su VIDEO LETTURE RECENSIONI RICERCA PREFERITI FOTO

I SOCIALISTI E LA RESISTENZA NEL 1955.
“Ricostruire sul terreno politico l’unità di un tempo”



A sinistra, si considera la fine del patto tripartito (rotto dalla DC NEL 1947)  un vero e proprio TRADIMENTO DELLA RESISTENZA.
Al XXXI Congresso del PSI, a Torino nell’aprile 1955, Nenni non può fare a meno di denunciare:

 

 

La democrazia aveva avuto dalla Resistenza il compito di dare vita a uno Stato che per le masse , per gli operai e specialmente per i contadini non fosse più nemico. [...] Dal primo Congresso che la Resistenza tenne a Milano dopo la Liberazione, salì l’invocazione a un rinnovamento completo della struttura dello Stato, a una amministrazione sana e intelligente, e nei discorsi di allora tornò sovente la condanna della ‘democrazia zoppa’, cioè di una democrazia soltanto formale. Sennonché la Costituente alzò i muri maestri del rinnovato Stato democratico, ma la prima Legislatura del Parlamento repubblicano, a cui incombeva il compito della struttura interna dell’edificio costituzionale, lasciò l’opera incompiuta. E la seconda Legislatura sembra avviata a ricalcarne le orme; le autonomie regionali non sono state realizzate, la magistratura non è stata rinnovata, si continua ad applicare il codice fascista. E lo Stato che agisce secondo questi principi, a seconda di questa dinamica del potere esecutivo, ha una precisa configurazione nella storia delle pubbliche istituzioni: si chiama ‘stato di polizia’. Tale è lo Stato che noi abbiamo oggi in Italia.

[Intervento di Nenni al XXXI° congresso del PSI. “Avanti!”, 1° aprile 1955].

 


Anche Togliatti, nella manifestazione comunista di Torino del 17 aprile 1955, attacca la Democrazia Cristiana, per averli estromessi dal governo, costituendo negli anni dal 1947 al 1955 dei monocolore pendenti a destra.



Da quel sacrificio [dei martiri della Resistenza] è sorto un inizio di rinnovamento politico e sociale per la nostra Patria. Quel rinnovamento non è però andato avanti come avremmo voluto. Noi avevamo combattuto per aprire all’Italia la via dello sviluppo pacifico, della trasformazione progressiva dei rapporti sociali e politici nell’interesse delle forze del lavoro, nel rispetto della libertà dei cittadini e nella concordia nazionale. Vi è stata una rottura in quel processo di rinnovamento: sono tornati a prevalere gli interessi privilegiati, animati soltanto dal desiderio di difendere il loro egoistico profitto; la Costituzione - la più grande conquista della Resistenza - non è ne applicata ne rispettata; la Resistenza, in alcuni dei suoi figli migliori, è stata trascinata davanti ai Tribunali e sono stati messi in libertà, persino esaltati sconci esemplari di traditori e di vigliacchi fascisti: la democrazia è minacciata nella sua base, perché non si è assicurato un lavoro a tutti e non si vuole organizzare la società nell’interesse di chi lavora [...]. Gravi responsabilità per questa situazione pesano su partiti e uomini i quali hanno spezzato l’unità democratica della Resistenza

[Intervento di P. Togliatti al teatro Vigorelli di Torino del 17 aprile 1955; “L'Unità”, 18 aprile 1955].

 

Si contesta alla Democrazia Cristiana la rottura del fronte antifascista del 1947.

Si fa risalire a questa l’origine dei mali che affliggono la società italiana, secondo una interpretazione che sarà sostenuta anche nei decenni successivi.

Le modalità di tale attacco variano in funzione delle diverse prospettive politiche delle opposizioni.

La strategia del PSI é chiaramente volta al recupero dell’alleanza antifascista mentre il PCI, malgrado timidi accenni alla base cattolica, é ancora in una fase di scontro frontale. Esemplare é l’interpretazione che i rispettivi quotidiani di partito danno della interpellanza parlamentare svolta da Pertini sullo squadrismo missino il 14 aprile 1955.
L’iniziativa prendeva spunto dal fatto che in occasione dei funerali di un deputato del MSI, Roberto Mieville, era stata inscenata una manifestazione fascista con “labari e gagliardetti neri”.

Pertini, a nome dell’opposizione dichiarava:

Esigiamo che lo Stato intervenga, perché esso é sorto dalla Resistenza e dalla lotta antifascista.

Il giorno seguente

L’Unità”:       
 
    Pertini accusa il governo che non applica la legge contro il movimento neofascista

l’“Avanti!”:
            Vibrante appello di Pertini all’unità degli antifascisti.

Il PSI ricerca il dialogo con la Democrazia Cristiana.
Il richiamo alla lotta di Liberazione é continuo e funzionale a legittimare una nuova collaborazione. E’ significativo che il Congresso nel quale si formalizza l’apertura sia all’insegna della Resistenza. Alle spalle della presidenza fa spicco un grande pannello con la scritta

XXXI° Congresso del PSI nel Decennale della Liberazione.
Unità di popolo per restaurare la democrazia nello Stato nelle fabbriche nelle campagne. 


L’attenzione socialista si dirige molto verso la base cattolica e la valorizzazione del suo antifascismo, secondo una strategia adottata anche dal PCI.

“La Resistenza fu anche cattolica; e fu un contributo, quello dei cattolici italiani fondamentale non solo agli effetti dell’unità del movimento e della sua giustificazione morale, oltre che politica, ma per gli sviluppi successivi che ebbe nel paese. Opportuna quanto mai, e non solo in sede celebrativa é la rivendicazione che ha inteso farne la DC milanese".

[Il riconoscimento é nella ‘Cronaca di Milano’ dell’“Avanti!” e prende spunto dalla “Mostra dei cattolici nella Resistenza” organizzata dalla sezione lombarda; “Avanti!”, 24 aprile 1955.]

Grande rilievo é dato anche all’adesione dei cattolici alle campagne dei Partigiani della Pace.
[Un grande successo dei Partigiani della Pace. I cattolici attivamente impegnati nelle lotte in difesa della pace. “Avanti!”, 8 aprile 1955; Migliaia di cattolici firmano per la pace “Avanti!”, 12 aprile 1955.

Organizzazione che si dichiarava pacifista, promuovendo raccolte di firme contro le armi atomiche in favore della distensione. La dipendenza da Mosca e la strumentalità politica delle sue battaglie gli alieneranno però le simpatie degli ambienti cattolici e moderati. Con la svolta autonomista del 1955 il PSI avvia un graduale disimpegno dal movimento. Nel dicembre Nenni si dimette dalla presidenza e nell’anno successivo il partito si distacca definitivamente.
Alla base di tale decisione il Congresso di Torino, nel quale
si era sancita la stretta correlazione tra orientamenti in politica estera e politica di apertura a sinistra. L’avvicinamento ala DC non é però cosa facile: secondo i socialisti la DC ha in questo momento due tendenze, una reazionaria e l’altra riformatrice.
Accanto agli inviti a scegliere tra la destra economica ed i lavoratori cattolici continuano quindi gli attacchi al vecchio gruppo ex-popolare, accomunato nell’opposizione all’apertura a sinistra anche ad altre correnti del partito, prima fra tutte la corrente ‘Primavera’ (Pella-Andreotti). 
Lo scandalo Montesi, che accompagnerà il governo Scelba praticamente per tutta la sua durata, é lo strumento privilegiato di questa opera di demolizione anche morale di quella che é identificata come la ‘vecchia DC’.
La ‘doppia anima’ della DC genera nei socialisti delle riserve e sollecita indicazioni chiare.

“In questi stessi giorni abbiamo avuto occasione di visitare una mostra dove la partecipazione dei cattolici alla Resistenza é stata rivendicata in modo totale e senza restrizioni di origine e di sviluppi; abbiamo letto, sottoscrivendole pienamente, le accese parole con le quali l’organo ufficiale della DC lombarda ha bollato lo pseudomovimento combattentistico del maresciallo Messe e le moltissime pagine che “Il Popolo” di Roma e il confratello di Milano hanno dedicato a queste celebrazioni decennali. Non vogliamo ne possiamo credere che quelle parole, quelle rievocazioni, quegli accenti di sdegno non siano sinceri e sentiti; siamo anzi convinti del contrario. Ma giunti a questo punto dobbiamo chiederci: é ancora il governo presieduto dall’onorevole Scelba espressione politica dei cattolici italiani e se lo é come possono tollerare degli atteggiamenti e dei fatti che così acerbamente li contraddicono? [...] Ne tragga il governo attuale le sue conclusioni anche politiche e le traggono, soprattutto, i cattolici italiani che non possono essere ad un tempo con i fratelli di Dio e con il senatore Franz Turchi”.

Una risposta i cattolici sembrano darla appena tre giorni dopo con
l’elezione a presidente della Repubblica di Giovanni Gronchi, uomo della sinistra DC e sostenitore dell’apertura a sinistra.
La sua elezione sarà una delle cause della caduta dell’odiato “governo S.S.”. 
Giovanni Gronchi pose probabilmente le basi della sua elezione il
22 aprile 1955 quando, “rispetto alla genericità e alla ipocrisia delle celebrazioni ufficiali”, nelle vesti istituzionali di Presidente della Camera, “celebrava solennemente il Decennale della Liberazione riproponendo in modo molto netto l’attualità dei valori della Resistenza” [G. Santomassimo, I lunghi inverni della Resistenza 1945-1955, op. cit., pag. 8].
Attuazione della Costituzione e inserimento delle masse nello Stato democratico, da realizzare attraverso la collaborazione tra le forze sociali e politiche furono le priorità del suo messaggio: 
 

"Attraverso le differenti fisionomie ideologiche dei partiti che concorrono a formare lo schieramento politico nazionale credo che una volontà concorde si possa formare, pur ch’essa non abbia sottintesi e sia diretta veramente a subordinare ogni interesse di parte all’interesse di quella che si può chiamare, in senso sociale, comunità nazionale, in senso storico e politico, la grande Patria italiana. Occorre operare da opposte parti, con purezza di intenti e di animo, a che il patrimonio della Resistenza non vada disperso"

 


 Immediato consenso é espresso da parte socialista, nell’articolo significativamente intitolato

Il testamento della Resistenza:

“Nobile é stata l’orazione del sen. Merzagora [Presidente del Senato e candidato ufficiale DC alla Presidenza della Repubblica], ma dove l’epopea della Resistenza ha veramente vibrato, dove l’animo del popolo che combatté per la libertà della Patria si é veramente riconosciuto, é stato nelle
parole del Presidente della Camera, Gronchi, la cui celebrazione ha raggiunto il tono di un’alta e illuminata interpretazione del movimento popolare che dette vita alla Resistenza e alla guerra di Liberazione. [...] Ecco perché noi socialisti intendiamo celebrare il Decennale con gli occhi fissi al futuro: che deve essere una strada luminosa sulla quale l’Italia marci verso le mete della pace e del lavoro, le medesime mete per cui decine di migliaia di patrioti dettero la loro vita. E sarà questo il modo migliore per trovarsi tutti uniti in quell’‘amore di Patria’ che é vano cercare con le parole, quando non si sappia trarre dagli avvenimenti il solenne insegnamento della storia”
[“Avanti!”, 23 aprile 1955].

I socialisti, dopo aver sostenuto Parri (Parri raccolse 308 voti ma dopo le prime due tornate di votazioni fu costretto a ritirare la sua candidatura) per due tornate di elezioni, dirotteranno i loro voti verso Gronchi, insieme a monarchici, missini e ai ‘dissidenti’ democristiani, riuniti a Gronchi nell’opposizione all’intraprendenza del segretario del partito.
Alla quarta votazione si aggiunsero anche i voti comunisti.

Il messaggio di insediamento del nuovo Presidente confermò i suoi orientamenti ‘sociali’ e i suoi propositi di dare finalmente attuazione alle istituzioni più progressiste della Costituzione, suscitando notevoli aspettative che però, almeno sul piano strettamente politico rimarranno deluse.

Home Su VIDEO LETTURE RECENSIONI RICERCA PREFERITI FOTO