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SARA BENTIVEGNA

 

CAMPAGNE ELETTORALI IN RETE

LATERZA, BARI-ROMA 2006

 

 

 Recensione pubblicata sul n. 14 (maggio 2007) di (www.storiaefuturo.com

 

 

 

Il recente volume di Sara Bentivegna prosegue e arricchisce un importante lavoro di indagine, che l'autrice sviluppa sulla politica on line italiana fin dalle sue origini (1996). 

Bentivegna fa partire questa nuova ricerca dall’esperienza dalle elezioni primarie del centro sinistra, che legittimano Romano Prodi alla guida della coalizione (2005). In tale occasione la centralità di Internet è indiscussa. Tutti i candidati (7) hanno un sito. Si manifesta una forte mobilitazione on line, che coinvolge militanti e simpatizzanti. Si tratta di un evento assolutamente nuovo per la realtà italiana, soprattutto riguardo la capacità della Rete di coordinarsi con gli altri elementi delle campagne e favorire una vasta partecipazione. Le positive premesse non trovano tuttavia riscontro nella campagna generale di aprile e fin dall’introduzione Bentivegna chiarisce l’esito deludente della ricerca. Nelle elezioni politiche Internet non ha giocato quel ruolo centrale che ci si era aspettati. L’attesa della svolta – annunciata anche in questa tornata – è andata delusa. Emerge ancora come l'impatto di Internet nella politica vada valutato in termini evolutivi, anche molto lenti, e non certo rivoluzionari.

Viene inoltre confermato come Internet rappresenti meramente uno strumento, utilizzato secondo le esigenze della politica e non in grado di cambiarne le modalità. Il mezzo permette delle evoluzioni, ma solo la politica può creare le condizioni per coglierli. E la scelta dei partiti è stata quella dell'accentramento e non della delocalizzazione della campagna.

Al ritorno del sistema proporzionale con il blocco delle liste (centralità dei partiti) è conseguita una prevalenza dei siti delle strutture centrali su quelli dei candidati, con ulteriore diminuzione dell'approfondimento sul territorio e della interazione tra candidato ed elettori. I partiti, ancora molto forti rispetto ad oltreoceano, hanno confermato un modello centralizzato di comunicazione. In questo senso, risulta difficile la comparazione con i modelli più innovativi proposti negli USA, dove con Howard Dean si è creata una campagna aperta che lasciava molta autonomia all’iniziativa locale dei sostenitori (sviluppata tramite www.meetup.com).

In sostanza, in Italia il diverso sistema elettorale ha ostacolato l’affermarsi di Internet nelle sue potenzialità più innovative. Quelle di favorire una campagna “open source”, moderata più che diretta dal centro. Internet è un mezzo ed asseconda le scelte strategiche, non le crea. In assenza della volontà dei soggetti partitici di aprirsi, la volontà di partecipazione non può da sola affermarsi. Bentivegna definisce il modello italiano del 2006 “decentralizzazione centralizzata della campagna" (pag. 65). A seguito delle loro scelte, essi sono rimasti fuori dagli sviluppi più interessanti della web politics. La campagna elettorale è stata viva su Internet, ma i siti dei partiti sono stati marginali (per loro stessa scelta, in ultima analisi). Partiti e utenti politici hanno seguito “percorsi che corrono in parallelo senza trovare punti di contatto” (pag. 38).

Chiarito il quadro generale, che vede i partiti fuori dalla politica on line vera e propria, la loro offerta in occasione delle politiche 2006 è stata variegata nella qualità, tanto da parlare di un “digital divide politico” (pag. 45) al loro interno. I partiti con un potenziale tecnologico superiore sono risultati La Margherita, I Democratici di Sinistra, Alleanza nazionale, UDC, Forza Italia. Questi partiti più forti, più organizzati e con maggiori risorse hanno rappresentato un universo parte. I loro siti decennali hanno raggiunto una integrazione con la generale strategia comunicativa e organizzativa. Rappresentano ormai uno strumento pienamente integrato nella vita del partito. La maggiore interattività è ricercata dai partiti più marginali nello scenario comunicativo (Margherita, UDC, Di Pietro).

Ma, al pari degli altri temi della vita, la politica prospera sul Web. Ecco allora che i territori della politica on line puppulano di iniziative e vitalità. I siti dei grandi quotidiani (Corriere, Repubblica) si sono fatti tramite di incontri tra candidati ed elettori. La vera novità è stata l’emergere con forza dei cosiddetti parodic sites, sviluppando quella che Bentivegna definisce “interattività ludica” (pag. 72). Questo tipo di partecipazione aveva avuto la sua esplosione della nota vicenda del taroccamento dei manifesti elettorali di Berlusconi nel 2001. Seppure nel 2006 non vi sia stato un fenomeno di pari rilievo, le iniziative di svago e intrattenimento legate alla campagna sono state molto numerose. Bentivegna individua oltre sessanta blog dedicati alla politica. Queste pagine corrono in parallelo a quelle dei partiti ma, al contrario di esse, sono ben calate nel mondo dei naviganti, offrono interattività, suscitano interesse e scambio di informazioni. In confronto, la rigidità dei siti partitici risulta ancora più evidente.

La politica on line cresce, soprattutto attraverso la grande mole di informazioni riversate in rete dai naviganti stessi. Così, vi è la complessiva percezione di un ampliamento delle opportunità partecipative. Questa sensazione nasce da un fattore ambientale di ricchezza di offerta, e “coloro che riconoscono a Internet un ruolo nella trasformazione delle campagne sono gli stessi soggetti che hanno concorso a realizzare la campagna on line”. (pag. 129). La politica vive in Internet. I naviganti (soprattutto i più giovani) creano un vorticoso scambio di mail elettorali, partecipano a sondaggi on line e a gruppi di discussione.

Rispetto alle tornate precedenti, non è variato il profilo demografico dei fruitori della rete. Prevale il maschio tra i 25 ed i 54 anni, di buoni livelli di istruzione, reddito e occupazione. Sono in sostanza persone già informate e viene qui confermato quanto sostenuto - tra gli altri - da Pippa Norris nei suoi studi (Pippa Norris, "A Virtuous Circle. Political Communications in Postindustrial Societies". Cambridge University Press, 2000), come Internet sia un mezzo che informa gli informati, un ulteriore strumento che aumenta il digital divide tra diverse aree del mondo e tra i diversi strati della stessa società. Pur permanendo questi limiti sociologici, i contributi dei cittadini nella campagna elettorale hanno rappresentato uno degli aspetti più interessanti rilevati.

Il contributo più prezioso del volume risiede nella sua capacità di evidenziare questa dicotomia tra la politica on line dei partiti e quella dei naviganti; tra l'incapacità della prima di affermarsi e la creatività della seconda. Bentivegna conclude rilevando la “profonda estraneità che connota il rapporto tra Internet e i soggetti politici tradizionali della politica”. (pag. 113). La loro offerta non è conforme alla richiesta. La partecipazione controllata non riesce a fare proseliti ed essi sono inesorabilmente tagliati fuori dalle iniziative più interessanti che nascono in periodo elettorale.

Il successo delle primarie on line è dipeso dal fatto che esse hanno rappresentato una comunicazione chiusa, più vicina al networking interno che non alla propaganda. Ma quando la loro offerta si è confrontata nel mare aperto, l'esito è stato molto deludente. Al contrario, allargando lo sguardo alla libera partecipazione dei cittadini alla politica on line, si colgono numerosi e interessanti spunti.

 

 

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