Sono andato a vedere un film sulla Resistenza. Ma ho trovato un film sulla questione razziale.

Ripensandoci, non poi tanto sorprendente. Spike Lee ha fatto la sua fortuna di regista con il genere. Questo l'equivoco iniziale, dal quale discendono tutti gli strascichi che sono seguiti. Al centro della trama del film non vi la strage di Sant'Anna. L'evento utilizzato solo per dare spessore emotivo alla trama. D'altra parte, Lee non bara. Fin dalle prime inquadrature nell'ufficio postale di New York, un nero spara nel petto di un bianco. L'attraversamento del Serchio da parte della divisione Buffalo mette subito in chiaro il tema dominante. I soldati neri di fronte al binomio appartenenza/rigetto da parte dell'America bianca durante la guerra mondiale.

L'ambientazione nella nostra Toscana, la citazione di una delle peggiori stragi che si ricordino, sono tutti contorni narrativi, una sceneggiatura che sfrutta il binomio cultura/crimine, riecheggiando il Codice Da Vinci nei suoi stereotipi pi abusati.

Il tutto rimane sullo sfondo della personale vicenda dei 4 soldati neri che si ritrovano a vagare sulle nostre colline. Per essi, Lee tenta tenta una caratterizzazione scolpita.

In sostanza: ci siamo eccitati sul fatto che un grande regista americano venisse a fare un film sulla nostra Resistenza, e ci siamo sbagliati.

Spike aveva in mente un film sui neri nella seconda guerra mondiale. Avrebbe potuto farlo sullo sbarco in Normandia o su qualsiasi altra parte del globo. Diciamo che ha trovato una buona sceneggiatura nel romanzo di (non ricordo) e lo ha sfruttato. Altri vantaggi: l'Italia negli Usa ha il fascino esotico dell'arte che non capiscono (troppo vecchia :) e legami ancestrali che gliela fanno guardare sempre con piacere. Tornava bene. Ma lui, di Sant'Anna se ne frega.

Detto questo, se si guarda il film per quello che e non per quello che ci aspettavamo, deludente lo stesso. I 4 soldati neri sono dipinti in modo stereotipato e poco credibile. Le comparse italiane, dai partigiani agli abitanti del paese, sono vernacolari. Tutti i personaggi seguono il modello fisiognomico del traditore con il profilo sfuggente, il capo partigiano con la mascella volitiva e l'occhio pulito.

La fotografia, per chi conosce la bellezza dei posti dove girato, molto deludente. Il grimaldello narrativo, che aggancia passato e presente totalmente irrealistico. Ma si pu immaginare un ufficiale tedesco che regala la propria pistola all'ultimo americano rimasto vivo in una battaglia furibonda? E che oltretutto lo lascia andare? E ancora, che questo americano ormai quasi pensionato delle poste, porti con se la Luger tutti i giorni nel centro di New York e che gli capiti davanti il traditore partigiano, e che lo riconosca subito e gli spari al volo?

E ancora, il finale a Nassau con il bambino Angelo ormai ricco che con panama e segretario nero si presenta con la Testa sulla spiaggia non solo poco credibile, ma soprattutto, brutto.

Alla fine, rimane un'accozzaglia che ha provato a tenere dentro il film di denuncia sociale, la favola, il film di guerra, il paesaggistico. Tra Bunker Hill, Malcon X, Codice da Vinci, ma peggio di tutti questi.

Non preoccupiamoci troppo di questo film. Ce lo scorderemo in fretta.