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PSI: il discorso sull’autonomia


 

Nel 1965 la Democrazia Cristiana é ancora piena di anticomunismo e di filoamericanismo esasperato. Tutti i giorni IL POPOLO riporta notizie sui contrasti russo-cinesi (ignorati su L'UNITA') e sulla guerra del Vietnam.

A livello nazionale, é ancora fortissima l'accuda di totalitarismo contro Il PCI1. Ma i rapporti sono più complessi rispetto al 1955. Dieci anni prima la DC aveva ‘subito’ le celebrazioni. Al Ventennale ha adottato - almeno formalmente - l’ideologia antifascista. E' passata la crisi Trambroni ed i morti di Genova hanno segnato uno spartiacque nella politica delle alleanze. Non si può più guardare a destra.

Ha nel frattempo sviluppato una propria interpretazione di pari dignità storica di quella comunista, che pure l’aveva anticipata di diversi anni.

Al Decennale i cattolici si erano limitati a rivendicare un generico impulso morale da loro impresso a tutto il movimento di Liberazione, lasciando alla sinistra la paternità della lotta attiva. Dalla fine degli anni ‘50 invece numerosi studi sono promossi per valorizzare l’operato dei cattolici, particolarmente dei sacerdoti2.


 

La principale differenza tra le interpretazioni comunista e socialista da una parte e cattolica dall’altra é la periodizzazione del movimento.

Per le sinistre negare il continuum antifascismo-resistenza é pura eresia, mentre da parte cattolica questa é la tendenza prevalente.

Tra PSI e DC la polemica, benché latente, é sacrificata alla ricerca di una alleanza politica. Tra Democrazia Cristina e Partito Comunista la tensione si dipana dal piano politico al ‘dibattito storiografico’. Si deve quindi parlare di vero e proprio ‘scontro ideologico’.


 

Filippo Frassati:

allo studioso cattolico, cui in coscienza ripugna questa tesi aberrante, ma che non può concedersi d’impugnarla perché proclamata da un’infallibile cattedra, non resta altra risorsa che negare la continuità storica tra antifascismo e Resistenza: solo operando questa scissione, infatti, può affrontare senza remora alcuna la tematica della Resistenza 1943-45, avendo pregiudizialmente eluso l’insolubile problema rappresentato dal groviglio delle contraddizioni che avevano caratterizzato l’atteggiamento della sua parte nel periodo precedente”3.

A sinistra le gerarchie ecclesiastiche sono presentate, anche se non esplicitamente, colluse col fascismo. Si tende a creare una immagine di un blocco reazionario, nemico storico, che nelle diverse fasi della evoluzione verso il socialismo, si oppone con tutti i mezzi, causando dei rallentamenti.

I gruppi dominanti del capitalismo, la monarchia e la casta militare, la burocrazia, le alte gerarchie vaticane, tutte le forze della conservazione e del privilegio si coalizzarono intorno al fascismo, lo sospinsero a farsi restauratore dell’ordine minacciato e strumento di un più duro sfruttamento delle classi lavoratrici”.

In questo senso – nella interpretazione comunista - non c’è differenza tra il fascismo che si opponeva alla fase democratica e la Democrazia Cristiana che si oppone alla fase socialista.

Questa visione era già presente in Togliatti nel 1955.

La crisi del 1956 non apporta dei cambiamenti significativi alla impostazione comunista, ma permette una definizione ideologica più precisa. Importante appare invece la definitiva legittimazione del Partito dopo i fatti del 1960. Dopo questa data si esplica in modo più spregiudicato la rivendicazione della guida comunista della Resistenza. Esemplare in questo senso é l’intervista che Longo rilascia a “L'Unità” il 25 aprile 1965. Superata la fase nella quale il PCI era costretto a presentare l’unione nei CLN in modo armonioso, pur confermando che “la nostra preoccupazione fondamentale, il principio costante di tutta la nostra azione é stata la più stretta collaborazione fra tutte le formazioni partigiane”, Longo parla di divergenze. “Le divergenze si riconducevano ad un contrasto di fondo durato, si può dire, in seno ai CLN per tutto il periodo della Resistenza: il contrasto cioè tra la tendenza ‘attendista’ (rappresentata dai liberali e dalla DC), e l’esigenza di dare alla lotta armata della Resistenza il più largo carattere popolare e di massa, sostenuta vigorosamente dai comunisti, dai socialisti e dal partito d’azione”.

Questa é forse la novità interpretativa più rilevante.

La DC non è più in involuzione dal 1947 ma fin dall’inizio forza conservatrice, che si oppone alla libera manifestazione del movimento popolare.


 

L'AVANTI, 30 APRILE 1965:

Il ritorno al regime prefascista era l’aspirazione di alcune delle forze componenti il CLN, e precisamente di quelle forze che ho chiamato attesiste”. Il carattere di massa poi assunto dalla Resistenza rappresenta quindi una vittoria delle forze di sinistra, e in particolare del PCI. Riconoscere contrasti all’interno del CLN significa in questo frangente sottolineare il ruolo conservatore della DC e incolparla delle mancate conquiste della Resistenza per il suo ruolo frenante. Questa impostazione serve anche a controbattere le accuse del PSI di avere sacrificato la Resistenza alla tattica sovietica.

L’accusa socialista é più diretta verso gli ex alleati che non verso i cattolici, il cui contributo é valorizzato nel suo contenuto ‘laico’, negando cioè “il confessionalismo sia come norma d’interpretazione che come principio di azione politica”.

Riconducendo il discorso alla sua enunciazione generale,

la vitalità della democrazia nata dalla Resistenza passa attraverso la partecipazione delle masse popolari e perché questa sia più ampiamente possibile, perché sia maggiormente efficace, bisogna che si arrivi alla autonomia politica del movimento cattolico”.

L'AVANTI, 30 APRILE 1965.


 

Pur con toni più cauti, la maggiore fedeltà allo spirito della Resistenza del partito socialista é rivendicata anche nei confronti della resistenza cattolica.

A vent’anni dalla Resistenza il discorso sull’autonomia - il nostro discorso - resta valido e con la crisi dei blocchi contrapposti diventa più realisticamente possibile, sia per il movimento operaio nel suo insieme che per quello cattolico”.

Sul piano politico si parla dell’incontro con la DC come convergenza sui valori della Resistenza: “PSI e DC erano stati per anni in posizioni contrapposte, ci eravamo combattuti aspramente. C’era però da parte di ambedue i movimenti politici l’acquisizione della coscienza che determinate indicazioni dateci dalla Resistenza e consacrate dalla Costituzione dovevano, anche se con molto ritardo, essere tradotte in realtà concreta”.

L'AVANTI, 27 APRILE 1965.


 

Mentre nel 1955 l’asse PCI-PSI aveva di fatto delegittimato il partito cattolico, nel 1965 la DC, in forza della sua alleanza con il PSI, “può rivendicare a se il merito di aver costantemente portato forze autenticamente popolari e di averne favorito e sollecitato l’avvento al governo della Nazione, su una leale linea di collaborazione e di espansione democratica che non conosce pregiudiziali se non quella - irrinunciabile - della limpida e coerente fedeltà al metodo delle libertà, della meditata e responsabile adesione alle reali esigenze di sviluppo del Paese4”.

Il riconoscimento della legittimità del PSI é completo all’interno del partito cattolico. Anche Scelba, intervenuto alle celebrazioni del Ventennale a Messina, inserisce tra i grandi dell’antifascismo democratico con Giovanni Amendola e Luigi Sturzo anche Matteotti.

Il limite alla sinistra del PSI é però fermo:

IL POPOLO, 26 aprile 1965

con questa Resistenza nulla ha in comune il PCI perché il comunismo é la negazione dei valori di libertà e di indipendenza nazionale che ispirarono la Resistenza democratica al fascismo”.
 

CONCLUSIONE:

Nei primi due decennali il PSI rappresenta l’ago della bilancia della legittimità politica derivante dalla Resistenza. Il suo schierarsi, al Ventennale, su posizioni vicine a quelle democristiane, pur con notevoli distinguo, (preminenza operaia e socialista nell’antifascismo, fascismo come reazione di classe, mancato rinnovamento dello Stato) favorisce l’isolamento del PCI e l‘elevarsi della DC a campione dell’antifascismo democratico e polo di attrazione per le forze che democratiche vogliono diventare.

 


1Ancora nel 1965 si parla “volontà della Democrazia Cristiana di opporsi strenuamente al comunismo e ai suoi disegni di egemonia nella salvaguardia dei principi di libertà”. [“Il Popolo”, 1 aprile 1965.]

2Si veda ad esempio il risalto che é dato alla figura di Giorgio Catti, il “partigiano santo”, un giovane dirigente dell’Azione Cattolica torinese ucciso a Cumiana dai tedeschi. A lui é intitolato il Centro Studi sulla Resistenza torinese”.

3Frassati, Una polemica con i cattolici sulla Resistenza, op. cit. pag. 80

4M Rumor, L’eredità della Resistenza, Il Popolo, 25 aprile 1965